23 marzo 2006

Punti da chiarire agli uomini

A letto, il problema non è riuscire a far gridare "basta!" a una donna.
È farle dire "ANCORA!"
;-)

20 marzo 2006

Cosa vuol dire costruire il Castello

se prima avevo come hobby quello di cercare nel mondo la magia, ora questo è diventato un lavoro a tempo pieno
scoprire il file rouge che lega la propria vita e vederlo così chiaramente intessuto in un Piano Infinito da commuoversi
...una cosa del genere stabilisce uno standard piuttosto elevato
quando un rapporto nasce su un'intuizione tanto profonda quanto rara ("tutto quello che ho vissuto fino ad ora è stato essenziale per capire ed amare questa persona"), il punto è che poi non puoi più permetterti di vivere al di sotto di esso, non puoi
perché tradiresti te stesso,
perché faresti un torto a chi non ha mai provato qualcosa del genere e non lo proverà mai,
perché sarebbe uno spreco

e quello che di te hai mostrato per sedurre -perché offrire il meglio che avevi era l'unico modo possibile per tenere vicina quella persona- diventa la base del rapporto
non puoi dare di meno: sarebbe ingannare

'sti cazzi

e così ti trovi a fare i conti con tutti i tuoi difetti e non è più un gioco, non si tratta di mascherarli per il breve tempo in cui si sta insieme, stavolta li devi affrontare sul serio, anche se è un casino, anche se è faticoso, anche se non sai da che parte cominciare
perché costruire insieme un Castello (mica 2 cuori e 1 capanna!) è un'impresa che non concede deroghe e la responsabilità è inflessibile

prendersi la responsabilità insieme, che è anche prendersi la responsabilità dell'altro, delle sue azioni, confine sfumato fra me e te
avere una persona a fianco con cui affrontare il proprio egoismo, la propria arroganza, la propria presunzione, la propria rigidità, ma senza pietà per la pigrizia e la fatica e la disattenzione ("oh, non l'ho fatto apposta!")
attenzione costante (quando la disattenzione non è una scusa, ma una colpa)
non dare niente per scontato, lotta continua all'abitudine
dare il meglio di sé all'altro, non della serie "a casa mi svacco e fuori con gli altri sono simpa e brillante"

nella buona e nella cattiva sorte
cazzo, non è che se sei stanco e/o le cose ti vanno da schifo, allora puoi permetterti di scaricare sull'altro il tuo malumore

se è l'inizio della storia, in cui tutto è roseo e luminoso, il problema non si pone!
se ti vedi una volta ogni qualche giorno, perdio, è ancora facile!
ma se tutto sommato gli ultimi 3 anni li hai quasi vissuti con l'altra persona (più che da sposati, quasi 24 ore su 24)... beh, la questione assume dimensioni importanti.

e il fatto è anche che quando ti allontani dal Castello, lo senti anche tu.
perché l'impegno che ci metti fa del tuo rapporto qualcosa di speciale e guardandoti intorno non vedi nulla che possa avvicinarsi, figuriamoci sostituirlo. e tu non potresti più accontentarti di nulla di meno.

10 marzo 2006

Ode all'Osteopatia

È mezzanotte.
e dopo più di sette ore filate passate a guardar fare osteopatia, provare a fare osteopatia, parlare di osteopatia... non sono ancora sazia.
ho portato a casa un libro sulle fasce ("Il ruolo dei tessuti nella meccanica umana") e mentre sono qui a sorseggiare la tisana depurativa di oggi, ho voglia di sfogliarlo, anche se è tardi, anche se non ho fatto altro per tutto il giorno e non farò altro per tutto domani.
Per questo penso che sia la mia strada, per quanto ancora incapace mi senta e sia, nonostante tutte le cose che non so e mi sembra non saprò mai.
mi sento così inadeguata, così ancora ai primi passi!
sei anni di medicina di cui a stento vedo l'ultilità: nessuna "vocazione" al prendersi cura del malato nel senso classico del termine, scarsa empatia e capacità di gestire il Dolore, di cui non ho esperienza.
..capite perché non mi sento esattamente "medico"..
eppure la scelta è stata motivata da una spinta verso l'Altro, potevo fare qualunque cosa volessi, benché non avessi nessun particolare talento, ma nulla mi sembrava valere altri anni di studio se non qualcosa per cui potessi rendermi davvero *utile* al mondo.
la medicina tradizionale mi sembrava ormai sterile, disinteressata alle vere cause della malattia e al malato, ma quale miglior modo di cambiare le cose se non combattere il sistema dall'interno?
se non sei medico, nessun medico ti presterà ascolto.
per questo ho voluto quel foglio di carta
non voglio far torto a nessuno dicendo questo, e mi sento anche lievemente in colpa nei confronti di chi fa della medicina la propria missione.
mi sento lievemente in colpa, ma non dovrei, perché nulla voglio togliere a quella che -semplicemente- non è la mia strada.
è stata una deviazione voluta e, devo ammettere, interessante.
ma non riesce ad affascinarmi.
in nessuna terapia, in nessun atto chirurgico sono mai riuscita a scorgere l'eleganza che l'Osteopatia rivela nelle sue tecniche, connubio di anatomia e meccanica.
in nessun esame obiettivo ho mai visto acoltare il corpo umano come nella più banale palpazione del movimento respiratorio primario.
        questo linguaggio di gesti, che ora sto imparando a tradurre in parole solo per capirlo, e poi dimenticarle
        questa conoscenza profonda e concreta di cose che un qualunque medico neppure immagina
        questo agire *con* il corpo e non *sul* corpo, in assoluto rispetto dell'individualità di modi e tempi
...non finiscono mai di stupirmi.

6 marzo 2006

Rabbia

Per salvarmi negli anni ho affinato l'arte del fregarmene.
o almeno così credevo.
Invece resto prigioniera di una gabbia fatta di rabbia.
perché il mondo non va secondo il mio copione.
che cogliona!
disinnescare i meccanismi, i tasti al cui tocco sono sensibile: c'è qualcosa di più difficile?