10 marzo 2006

Ode all'Osteopatia

È mezzanotte.
e dopo più di sette ore filate passate a guardar fare osteopatia, provare a fare osteopatia, parlare di osteopatia... non sono ancora sazia.
ho portato a casa un libro sulle fasce ("Il ruolo dei tessuti nella meccanica umana") e mentre sono qui a sorseggiare la tisana depurativa di oggi, ho voglia di sfogliarlo, anche se è tardi, anche se non ho fatto altro per tutto il giorno e non farò altro per tutto domani.
Per questo penso che sia la mia strada, per quanto ancora incapace mi senta e sia, nonostante tutte le cose che non so e mi sembra non saprò mai.
mi sento così inadeguata, così ancora ai primi passi!
sei anni di medicina di cui a stento vedo l'ultilità: nessuna "vocazione" al prendersi cura del malato nel senso classico del termine, scarsa empatia e capacità di gestire il Dolore, di cui non ho esperienza.
..capite perché non mi sento esattamente "medico"..
eppure la scelta è stata motivata da una spinta verso l'Altro, potevo fare qualunque cosa volessi, benché non avessi nessun particolare talento, ma nulla mi sembrava valere altri anni di studio se non qualcosa per cui potessi rendermi davvero *utile* al mondo.
la medicina tradizionale mi sembrava ormai sterile, disinteressata alle vere cause della malattia e al malato, ma quale miglior modo di cambiare le cose se non combattere il sistema dall'interno?
se non sei medico, nessun medico ti presterà ascolto.
per questo ho voluto quel foglio di carta
non voglio far torto a nessuno dicendo questo, e mi sento anche lievemente in colpa nei confronti di chi fa della medicina la propria missione.
mi sento lievemente in colpa, ma non dovrei, perché nulla voglio togliere a quella che -semplicemente- non è la mia strada.
è stata una deviazione voluta e, devo ammettere, interessante.
ma non riesce ad affascinarmi.
in nessuna terapia, in nessun atto chirurgico sono mai riuscita a scorgere l'eleganza che l'Osteopatia rivela nelle sue tecniche, connubio di anatomia e meccanica.
in nessun esame obiettivo ho mai visto acoltare il corpo umano come nella più banale palpazione del movimento respiratorio primario.
        questo linguaggio di gesti, che ora sto imparando a tradurre in parole solo per capirlo, e poi dimenticarle
        questa conoscenza profonda e concreta di cose che un qualunque medico neppure immagina
        questo agire *con* il corpo e non *sul* corpo, in assoluto rispetto dell'individualità di modi e tempi
...non finiscono mai di stupirmi.

1 commento:

Anonimo ha detto...

che bello sentire la voce di una Passione vera...quasi mi commuovo cla:P